Stampa

F.7 lo stato ed evoluzione della sicurezza stradale secondo la nuova serie di dati Istat

Scritto da Andrea Marella

A seguito della nuova pubblicazione dei dati Istat , nella quale è stato evidenziato un sostanziale aumento dell’incidentalità per l’anno 2005 rispetto ai dati provvisori pubblicati lo scorso anno (finalmente annunciato anche dai giornali nazionali) , è possibile rivedere alcune considerazioni.

Innanzitutto nei primi giorni del 2008 la Polizia Stradale di Stato ha reso disponibili i dati sulle vittime degli incidenti stradali rilevati dalla stessa Polizia Stradale di Stato e dai Carabinieri.
I dati aggiornano una serie che inizia nel mese di marzo 2001 e consente di svolgere alcune prime riflessioni sull'evoluzione delle vittime degli incidenti stradali dopo l'entrata in vigore del decreto legge n. 117 del 3 agosto 2007, convertito in legge n. 160 del 2 ottobre 2007.
Come per la “patente a punti”, grazie alla quale vi fu un abbattimento del numero di morti con riduzioni più stabili nel 2004, 2005 e 2006, anche il decreto legge n. 117 ha comportato una abbassamento del numero di morti. È pari al 18,7% la riduzione del numero di morti registrata nel 2° semestre 2007 dalla Polizia Stradale e Carabinieri, rispetto al semestre precedente quando vi fu una riduzione di soli1,9 punti percentuali, e del 8% la riduzione del numero di feriti registrata sempre nel 2° trimestre 2007 sempre dalla Polizia Stradale e Carabinieri, in contro tendenza rispetto al precedente semestre dove vi fu un aumento del 1.7%. Il decreto legge si può dire che non è stato inefficace.

Per quanto riguarda la serie storica dell’Istat si può affermare che l’Italia sta registrando una riduzione del numero di morti fin dal 2003 – in ottemperanza alle direttive europee e in parallelo agli andamenti stessi dell’Unione Europeama il ritardo accumulato nel decennio 1990-2000 quando il resto dei paesi europei aveva iniziato la discesa non fa dormire sonni tranquilli. Con i nuovi dati la situazione in Italia peggiora ulteriormente: c’è sì una riduzione ma è al di sotto della media del resto dei paesi europei, la situazione non è omogenea su tutto il territorio e il dato è ancora forte di carenze qualitative (per esempio non viene ancora rilevata la differenza tra feriti lievi e gravi, come avviene in tutti i paesi europei tranne che per la Grecia).

Manca una coerente politica nazionale della sicurezza e le pianificazioni locali sono ancora troppo appannate da fattori territoriali: 2/3 delle province italiane raggiungerà l’obiettivo della riduzione del 50% del numero di morti entro il 2010 ma il terzo restante registra una diminuzione troppo esigua o addirittura un aumento. La stessa Unione Europea afferma che porsi un obiettivo non è di per sé sufficiente, bisogna eliminare i divari territoriali.

Il primo passo potrebbe essere l’abbattimento dei grandi divari, dove si registrano il maggior numero di morti – basti pensare che le prime 5 province per numero di morti coprono più di 1/5 della mortalità su strada di tutta l’Italia – e soprattutto un’azione strategica, ampia e intelligente.
La capacità stessa di intervenire è assai bassa . I finanziamenti nel campo della sicurezza stradale sono stati totalmente bloccati dal 2004 al 2007 e con le ultime sono stati destinati finanziamenti veramente marginali: 53 milioni di euro per un paese con 5.000 morti dichiarati (non effettivi) come l’Italia in confronto a 35 milioni di euro per un paese con 340 morti/annui come l’Irlanda (circa l'incidentalità della Provincia di Roma).

Senza dimenticare il gap normativo e legislativo nel campo della sicurezza stradale, della progettazione stradale e nella pianificazione integrata dei trasporti.

qui lo studio presentato alla consulta nazionale della sicurezza stradale sullo stato ed evoluzione della sicurezza stradale secondo la nuova serie di dati Istat

Joomla SEF URLs by Artio